04.06.09 14:44
By ReDina

Risultava a lavoro mentre era a caccia. Arrestato il direttore Asl di Scafa

Pescara - Alderighi arrestato con la moglie, la segretaria e  il Presidente della commissione invalidità del distretto. Altre 11 persone, quasi tutte dipendenti del distretto sanitario di Scafa sono iscritte nel registro degli indagati. Tutti i dettagli della mobile

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Risultava a lavoro mentre era a caccia. Arrestato il direttore Asl di Scafa Alderighi arrestato con la moglie, la segretaria e  il Presidente della commissione invalidità del distretto. Altre 11 persone, quasi tutte dipendenti del distretto sanitario di Scafa sono iscritte nel registro degli indagati. Tutti i dettagli della mobile


PESCARA - Dalle intercettazioni telefoniche è emerso chiaramente come, invece di essere sul posto di lavoro nella Commissione d'invalidità, atteso peraltro dai suoi colleghi e da questi raggiunto al telefono, il direttore sanitario della Asl di Scafa era a caccia, preoccupato di aver smarrito il suo cane. Questo, e diversi altri episodi, alla base delle indagini della squadra mobile di Pescara capitanata da Nicola Zupo iniziate nel mese di agosto 2008 e che hanno portato questa mattina il Gip di Pescara, Luca De Ninis, a emettere quattro misure cautelari nei confronti del direttore sanitario della Asl di Scafa, Riccardo Alderighi, della moglie Fabrizia Di Domenico, infermiera impiegata presso lo stesso distretto sanitario, la segretaria del direttore Nadia Nubile, residente a Manoppello e il medico nonché Presidente della Commissione invalidità alla Asl di Scafa Fulvio De Arcangelis. I quattro sono ai domiciliari mentre altre 11 persone risultano iscritte nel registro degli indagati, quasi tutti dipendenti del distretto sanitario. Un sistema di potere e di illegalità diffuso all'interno del distretto sanitario, tanto che i capi d'accusa vanno, a vario titolo, dall'associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno di ente pubblico e peculato (a carico dei primi tre) alla corruzione, al rifiuto d'atti d'ufficio ed interruzione di pubblico servizio e alla turbata libertà degli incanti. La vicenda assume infatti dei caratteri così ampi che il Gip sull'ordinanza ha parlato di "un intreccio nel quale sembra essere completamente perso il senso del confine tra l'illecito e l'ordinario. Le intercettazioni documentano una congerie di raccomandazioni, illegalità e la sistematica disponibilità del direttore al falso ideologico in favore dei soggetti postulanti esaminati nelle commissioni per il riconoscimento delle invalidità". Le indagini della mobile hanno evidenziato il legame esistente tra il direttore, la moglie e la segretaria che consentiva loro di allontanarsi dal lavoro, certi che il badge sarebbe stato timbrato da una persona di fiducia. Inoltre il direttore e la moglie inviavano spesso il personale infermieristico in orario di servizio ad effettuare dei lavori di tinteggiatura, di idraulica e muratora nella loro casa utilizzando l'auto di servizio. Il sistema era così ben collaudato all'interno del distretto che "se non ci fossero state le intercettazioni nessuno si sarebbe offerto di testimoniare - ha sottolineato il capo della mobile Zupo -. Grazie alle intercettazioni abbiamo potuto riscontrare anche l'elevato senso di immunità che riteneva di avere il direttore sanitario". Ad emergere dunque con forza maggiore è l'uso privato fatto delle risorse pubbliche, un esempio su tutti: "la segretaria spesso si faceva chiamare sul cellulare - ha continuato Zupo - dal telefono fisso per usufruire dell'autoricarica. Sempre a lei una persona, grata per aver rievuto l'assegno di invalidità, le ha consegnato 50 euro. Soldi che, dopo alcuni rifiuti, la segretaria ha accettato". Tra i reati contestati c'è la turbata libertà degli incanti per aver fatto effettuare dei lavori di ristrutturazione nel distretto da un amico imprenditore, dopo che quest'ultimo aveva consegnato al direttore falsi preventivi proprio per aggiudicarsi i lavori. Le indagini della mobile non sono però entrate nel merito delle dichiarazioni d'invalidità, cosa che spetterà ora alla magistratura, ma si sono limitate a registrare l'assenza della Commissione, nel senso che "gli esami non venivano effettuati in sede di Commissione ma erano i singoli medici ad effettuarli per sottoporli poi - ha spiegato Zupo - al visto dei membri della Commissione che mai aveva visitato quel paziente e che ora sono tutti iscritti nel registro degli indagati. A volte c'era una vera e propria contrattazione della percentuale di invalidità da raggiungere. Tutti inoltre ricevevano il compenso previsto per partecipare alle Commissioni compresi, grazie alla falsa compilazione del verbale, quelli che in realtà erano assenti". Le indagini non sono concluse dunque: resta da chiarire ad esempio il senso di un'intercettazione nella quale un dipendente avvisa il direttore di un ammanco di cassa di 436 milioni, "probabilmente di vecchie lire" ha tenuto a precisare Zupo. Cosa questa che non ha preoccupato affatto il direttore, che ha invece dato al dipendente indicazioni per occultare la vicenda. Resta da chiarire ancora il contenuto dei fascicoli che la moglie del direttore, durante la perquisizione domiciliare, ha cercato di far sparire dall'ufficio del marito allontanandosi da casa con la scusa di dover portare a scuola il figlio. Fascicoli che sono stati sequestrati. Un vero sistema di garanzie e privilegi a spese pubbliche dunque, in cui ognuno si era ricavato la "sua fetta di torta" e che questa mattina è stato interrotto.

Leondina Marulli

04.06.09 14:44 - ReDina - Letto 7291

 

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